Predoi, in breve
Predoi (Prettau in tedesco) è un comune italiano sparso di 506 abitanti della provincia autonoma di Bolzano in Trentino-Alto Adige. È il comune più settentrionale della Regione, di cui include tutta l'estrema punta nord, nonché d'Italia: il suo municipio è l'unico di tutto il territorio italiano a sorgere più a nord del 47º parallelo.
Testo da Wikipedia, licenza CC BY-SA.
Fin dalla preistoria nel paese veniva estratto il rame (vecchia miniera di rame di Sant'Ignazio, l'Ignazstollen); attività questa che caratterizzò tutta la storia di questa valle fino a che, nel 1893, vennero chiuse le ultime miniere. Successivamente si sviluppò nelle donne del paese, di generazione in generazione, l'arte del lavoro dei pizzi al tombolo. Una comunità di frontiera, con una cultura alpina e germanica e con profonde radici austriache e cattoliche. Naturale via di transito verso l'Austria, la Germania e l'Europa, la valle Aurina possiede valichi e strade utili al passaggio transalpino. Inizialmente il turismo interessava soprattutto la stagione estiva;
Testo da Wikipedia, licenza CC BY-SA.
L'architettura di Predoi ricorda i borghi del Tirolo, in particolare nella chiesetta del Santo Spirito (Heiliggeistkirche), una delle più belle chiese gotiche dell'Alto Adige. Vicino a Casere si incontra il Palazzo delle Miniere (Berggericht), antica sede del magistrato deputato al controllo delle miniere e dell'ufficio delle imposte. Chiesetta di Santo Spirito. A Casere si trova la chiesetta del Santo Spirito, costruita nel 1455 in stile tardogotico, che venne consacrata dal cardinale Nicola Cusano, Principe Vescovo di Bressanone, dove si può ammirare un tabernacolo barocco, una bella raffigurazione lignea delle tre persone della SS. Trinità e un particolarissimo crocefisso, la cui realizzazione si colloca tra il 1500 e il 1600.
Testo da Wikipedia, licenza CC BY-SA.
Predoi è nota per il persistere di una cultura teatrale popolare le cui radici affondano nel Medioevo e nella prima età moderna. I temi sono legati alla sfera cristiana, come testimoniano i Nigglásspiele (rappresentazioni attorno a San Nicolò) e i Paradeisspiele (rappresentazioni sul paradiso). Di particolare rilievo è il Prettauer Faust, una versione locale della tematica faustiana divenuta famosa grazie al noto dramma di Goethe. Il Faust locale, noto anche col nome Johann-Doktor-Faustus-Spiel, è opera di Gregor Steger (1807-1875) di Predoi, che era attore e scrittore e redasse il dramma attorno al 1830. Il suo figlio Friedrich Steger raccolse i vari manoscritti e li conservò sul maso "Steger".
Testo da Wikipedia, licenza CC BY-SA.
L'economia di Predoi si basa soprattutto sull'allevamento bovino (grazie all'abbondanza di alti pascoli), sull'industria del legname e sul turismo. Sul territorio del comune vi sarebbero 4 attività industriali con 10 addetti pari al 13,33% della forza lavoro occupata, 3 attività di servizio con 3 addetti pari al 4,00% della forza lavoro occupata, altre 28 attività di servizio con 42 addetti pari al 56,00% della forza lavoro occupata e 19 attività amministrative con 20 addetti pari al 26,67% della forza lavoro occupata. Risultano occupati complessivamente 75 individui, pari all'11,85% del numero complessivo di abitanti del comune. Il suolo di Predoi non è mai stato particolarmente favorevole all'agricoltura.
Testo da Wikipedia, licenza CC BY-SA.
Il territorio comunale si trova nelle valli di Tures e Aurina, a nord di Brunico e Campo Tures. È l'ultimo paese della Valle Aurina e anche il comune più a nord d'Italia. Parte del territorio comunale si trova nel parco naturale Vedrette di Ries - Aurina. L'abitato di Predoi si trova a una quota di 1 475 m s.l.m. in una zona molto boscosa. Nel territorio del suo comune, svettano il Picco dei Tre Signori e il Pizzo Rosso, con i loro ghiacciai. Predoi conta poco più di 500 abitanti, su una superficie comunale di 86,36 km², per una densità abitativa di 6,3 abitanti per chilometro quadrato. I principali alberi del territorio comunale (quasi interamente boscoso) sono le conifere montane e i faggi.
Testo da Wikipedia, licenza CC BY-SA.